NWR: il cinema karmico della violenza

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Per il personaggio di Chang, si trattava di sapere come Dio avrebbe camminato se fosse stato fra noi. 

 

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“I nemici della creatività sono la sicurezza ed il buongusto”.

Nicolas Winding Refn

 

 

Visioni


TOO OLD TO DIE YOUNG (2019)

NWR arriva in televisione e dirige un’intera serie per Amazon. 10 puntate, quasi 10 film. Un poliziotto nel girone infernale degli assassini e dei maniaci. Una Los Angeles da incubo. Gli episodi hanno come titolo i nomi dei tarocchi…

1 Il diavolo
Imperversa il gran lavoro cromatico di Refn con Kondji. Lo stile “neon demon” domina questa prima ora e mezza. Un cinema off, piuttosto dilatato. Una intro imprevedibile con  tanti personaggi misteriosi e bizzarri, quasi a ricordare il “Twin Peaks” di Lynch.
Voto: 3

2 Gli amanti
S’ intravede il western. I tempi sono sempre molto dilatati e i tarocchi entrano in gioco. Mistico e ipnotico. Sicuramente non siamo davanti alla solita serie.
Voto: 3

3 L’ eremita
Si rischia di sprofondare nel soporifero…
Voto: 2

4 La torre
L’alchimia sembra funzionare alla grande in questo episodio. I livelli sono alti. La sceneggiatura con Ed Brubaker dà ottimi risultati. Nichilismo, violenza dilagante, un mondo sempre più vuoto, barbaro e banale.
Voto: 4

5 Il matto
Diego Garcia si alterna a Kondji per la fotografia. Sempre una gran cura in ogni location. Ecco il Refn che preferisco. Kitsch e osatore, abile nel passare da un momento di calma a un’esplosione di violenza.
Voto: 4

6 La sacerdotessa
Gli occhi ci brillano davanti a scene da art film, dove silenzi ed elementi plastici, luci e musica, spalancano le vette della visione. Per il resto, continua un percorso criptico…
Voto: 3

7 Il mago
Zampilli di sangue sul neon-world sempre più privo di morale. Bella puntata schizofrenica. Miles Teller tra uno sputo e un silenzio, si rivela l’attore perfetto per questo TOTDY.
Voto: 4

8 L’appeso
Apoteosi Refn. Biblico, magico, tra fascio-nazisti, angeli e demoni. Grondante malvagità e perversioni. Siamo nel centro dell’inferno.
Incredibile come non perda un colpo in una sola inquadratura.
Voto:5

9 L’imperatrice
Lo specchio riflette molteplici punti di vista. L’occhio viene ingerito. Siamo nel cuore del Neon Demon. Tutto è ormai possibile in quest’opera. Ci avviciniamo all’epilogo.
Voto:4

10 Il mondo
Finale. Un testamento duro. La supremazia della donna. La violenza è erotismo. Si congeda in 30 minuti il decimo e ultimo capitolo di TOTDY. Non mancano però le perplessità.
Voto: 3

Mitomani, violentatori, corrotti e angeli della morte. TOO OLD TO DIE YOUNG è un parto folle. Sicuramente imperfetto, ma in grado di spalancare ancora una volta i confini del nostro vedere. Non è una serie, non è un film. Sono immagini fruibili nel flusso- streaming, probabilmente anche slegate da un ordine in puntate. Durate diverse, dai 30 minuti a un’ora e mezza. Alcune cose lasciano perplessi. Eccessivo, fuori controllo, divinamente geometrico, ma da Refn mi aspettavo qualcosa in più.

 


Elle Fanning in The Neon Demon (2016)

THE NEON DEMON (2016)

Refn spiazza tutti. Ambientato nel mondo della moda, il suo decimo film vede l’arrivo di una modella dalla bellezza pura , che comincia a suscitare un’ invidia infernale…
Che Refn ami un cinema sensoriale, lo aveva già dimostrato con “Fear X”, titolo poco citato ma con molti riferimenti visionari. THE NEON DEMON gioca con i colori, si spiega attraverso composizioni figurative artificiose e kitsch. Lo specchio, l’occhio, il narcisismo. L’autore danese non fa prigionieri, si ama o si odia in questo delirio plastico, una scatola concettuale dove tutto può essere considerato un riflesso. Ci sono forti dubbi: interpretazioni e personaggi vaghi, dialoghi sul filo dell’ascoltabile.
“The Neon Demon” è vomitato attraverso un tripudio cromatico musicato da Cliff Martinez. Noi siamo tra i pochi a difenderlo.

 


 

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SOLO DIO PERDONA (2013)

Vendetta a Bangkok. Due fratelli, uno fuori di testa e l’altro succube; una madre mostruosa, un poliziotto con la katana… Sceneggiatura esile, uno stile compiaciuto, criptico, vuoto: affascinante. Il nuovo Refn (anti-Drive) ci manda in trance, messinscena sempre ricercata, si spalancano le porte ad un cinema plastico, privo di emozione e concentrato sulla via interiore, dove il karma è difeso da una figura silenziosa, impenetrabile, severa. Con un paio di accorgimenti, sarebbe stata un’altra pioggia di schegge. Fotografia di Larry Smith (Bronson, Eyes Wide Shut). Il brano cantato dall’ agente Chang (ottima contrapposizione) s’ intitola “You are my dream” ed è dei PROUD, una band thailandese.


 

Ryan Gosling in Drive (2011)

DRIVE (2011)

Uno stuntman si concede a qualche rapina come extra ma la sua abilità è al volante, riproduce rocamboleschi incidenti per i film e sa uscire dalla scena del crimine al massimo della velocità… E’ fondamentale allacciare la cintura alla poltrona, il cinema di Refn ci porta su una 300 cavalli offrendoci l’ adrenalina pura. DRIVE si muove su strade assolutamente già percorse eppure lo stile di regia tocca la genialità, presentando un noir dai tempi perfetti che dribbla ogni clichè. Le accelerazioni di Ryan Gosling, da zero a tripudio di sangue, mandano in estasi. A pennello la colonna sonora, scene al rallenti da fuorigiri, messinscena mostruosa, in tutti i reparti di meccanica e design c’ è il turbo inserito. Standing ovation.

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VALHALLA RISING (2009)

Terre desolate. Cristiani e pagani vivono in conflitto. Un guerriero muto si libera dalla prigionia e comincia un viaggio verso l’ ignoto… Straziante opera di Winding Refn, la rotta è il passato, il tempo e lo spazio sembrano immobili, l’atrocità combattiva regna tra credi religiosi. Diviso in sei parti, VALHALLA RISING è per lo più un esercizio di stile, difficile da metabolizzare, a rischio. Spadroneggiano gli ambienti, i colori, la misticità fusa a questi uomini perduti. Mads Mikkelesen, attore feticcio del regista, è perfetto. Il film è un’esperienza sensoriale, più curiosa che riuscita.

 


 

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BRONSON (2008)

Refn con un mastodontico Tom Hardy, porta in scena le vicende di uno dei più temibili delinquenti della storia. Un uomo nato sotto il segno della violenza, l’incarnazione pura. L’arte si sposa con la brutalità, Winding Refn esplode nel concettualizzare il suo cinema che buca lo schermo. Un ritratto furioso, colorato con una tavolozza colma di sfumature. Un circo costruito su di un personaggio entrato nella storia del cinema.


 

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FEAR X (2003)

Harry è un vigilante a cui hanno ucciso la moglie senza apparente motivo. L’ossessione di scoprire la verità lo porterà in un viaggio allucinante tra incubo e realtà…

Massacrato da un pubblico deluso, malvisto dalla critica, insuccesso al botteghino da bancarotta, FEAR X è il film ingiustamente messo al bando di Winding Refn. Fuori binario dal resto della sua filmografia, questa storia di un’ossessione paranoica è girata magistralmente, mettendo ancora più in luce il talento visionario dell’autore danese. Lento ed ipnotico, curioso e illogico. John Torturro incarna un  personaggio stralunato che ci porta via con sè nell’oblio. Di seducente bellezza anche se intrigato con dei buchi, è un mistery da spararci negli occhi.

 


 

 

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BLEEDER (1999)

Lenny lavora in una videoteca, il suo mondo è fatto di film. Una ragazza gli fa perdere la testa… Leo conduce una vita misera, insoddisfatto della sua realtà, esplode violentemente quando viene a sapere che è in arrivo un figlio.

Amore e delirio, passione e sangue, Refn al secondo film è in splendida forma. Inizio grandioso con i personaggi introdotti con canzoni diverse, panoramiche su VHS e libri (un mondo nel mondo). Disinvoltura registica, attori bravissimi, la classe viene a galla. Da cinefili si gode il doppio.

 


 

PUSHER (1996)

PUSHER II (2004)

PUSHER 3 (2005)

Qualche tempo fa ci siamo imbattuti nella trilogia di PUSHER firmata Refn. Il primo capitolo non  ci aveva lasciati entusiasti, non riuscivamo a capire il tanto chiacchierare su questi tre film. Accantonata la delusione dopo il primo film, abbiamo in seguito ripreso il secondo e il terzo episodio ed eccoci a tirare le somme. Se PUSHER 1 è immaturo, il 2 migliora e per la gloria dei nostri occhi, il 3 ci delizia. Un miglioramento che porterà Nicolas Winding Refn ad uno stile accattivante, a puntare il dito sul cinema moderno. I personaggi di PUSHER sono meschini, privi di luce, spacciano e sono pronti a tutto per concludere i loro affari. Tonny è il protagonista del film del 2004, che cerca di tornare a “lavorare”, ma adesso spunta anche un figlio e un anno dopo, approfondiamo Milo, intrappolato da una vendita andata a male, nel capitolo di gran lunga migliore, teso ed incalzante, ruvido e ben girato. Insomma, un’escalation verso l’alto, nella terra desolante senza più spiragli. Non lo credevamo.

 


 

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Incontro Con Refn del 9 Marzo 2016.

 

 

 

 

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Autografo del DVD di Refn